Industria 4.0 - Investi per un'azienda 4.0

Industria 4.0

Industria 4.0 – perché è il momento buono per investire nella tua azienda


Non è necessario avere un orecchio particolarmente attento per aver sentito parlare di “industria 4.0” nell’ultimo lustro, tuttavia non sempre è facile definire un quadro generale che metta in mostra per intero questa nuova corrente che sta scuotendo l’industria globale. Il neologismo industria 4.0 è destinato ad assumere crescente importanza ed ampiezza di utilizzo negli anni a venire, sospinto dall’ondata di accelerazione che esso genera in tutti i settori produttivi.

Il nuovo e moderno termine “industria 4.0” viene adottato da businessmen ed economisti per indicare una nuova tendenza interessante le imprese manifatturiere, che implica la modifica del proprio contesto produttivo a favore di una nuova cultura tecnologica, che prevede un connubio sempre più forte tra la meccanicizzazione più classica e le nuove conoscenze nell’ambito dell’automazione, dei robot e dei computer. Lo scopo di questa nuova apertura è, come intuibile, l’aumento della produttività, ma anche della qualità dei prodotti/servizi, aspetto forse meno scontato, ma di importanza crescente negli obiettivi delle imprese, volte sempre più ad assumere come target ultimo la soddisfazione del cliente.

 

Industria 4.0 - Il concept

Il termine industria 4.0 ha paternità tedesca: esso nasce nel 2011 alla Hannovermesse, la fiera annuale di Hannover, di rilevante importanza per la comunità industriale mondiale. L'economista Henning Kagermann, il funzionario Wolf-Dieter Lukas e il ricercatore Wolfgang Wahlster adottarono questo termine nel corso di una conferenza dal nome "Industrie fir punkt nul: Mit dem Internet der Dinge auf dem Weg zur 4. industriellen Revolution", ovvero "Industria 4.0: L'Internet delle cose sulla strada della quarta rivoluzione industriale". L’idea era di lanciare un’iniziativa volta a riportare la Germania al centro del panorama produttivo industriale, creando nuovi modelli di business investendo su aziende, infrastrutture, istruzione e ricerca.
Una serie di raccomandazioni applicative vennero rilasciate dal gruppo di ricerca in una relazione l’anno seguente [1].

Da dove nasce l’attributo “4.0” lo si può intuire ripensando ai grandi balzi in avanti compiuti dall’umanità nella storia, noti come “rivoluzioni industriali”:

  • Prima rivoluzione industriale (metà del ‘700): il lavoro dell’uomo nella produzione, prima basata per intero sul modello dell’artigianato, viene affiancato dalle prime macchine, azionate da vapore, ottenuto da combustibili fossili;
  • Seconda rivoluzione (metà dell’800): la produzione riceve nuova forza dall’introduzione dell’elettricità e dei prodotti chimici derivati dal petrolio;
  • Terza rivoluzione (anni ’70): introduzione dei dispositivi elettronici e delle tecnologie dell’informazione nei contesti produttivi (computer e telecomunicazioni).

L'industria 4.0 sarebbe, dunque, configurabile come la quarta rivoluzione industriale della storia dell'economia mondiale.

 

Industria 4.0 - I contenuti principali della quarta rivoluzione

Secondo l’azienda di consulenza Boston Consulting, la forza e l’importanza di quest’ondata di progresso derivano dalla nuova apertura del mondo delle imprese nei confronti della ricerca applicata, in particolare del settore delle tecnologie digitali avanzate. [2]

 
Le nuove tecnologie, "mattoni" su cui si fonda questa rivoluzione, nascono da quelle tradizionali, assumendo nuovi ruoli, grazie alle recenti possibilità di far comunicare tra loro i sistemi produttivi, cambiando le attuali relazioni che vi sono tra uomo e macchina. Secondo questo clustering si individuano ben dieci "mattoni":

  1. Internet “delle cose”: cresce il numero di dispositivi contenenti i cosiddetti “sistemi embedded”, sistemi elettronici di elaborazione digitale a microprocessore, programmati per fargli svolgere una o più specifiche funzioni. Potendo questi dispositivi inter-comunicare e trasmettere dati, essi acquisiscono una propria intelligenza e costituiscono una vera e propria rete, vista come un’estensione di Internet agli oggetti fisici, un’Internet delle cose;
     
     
  2. Prototipazione rapida: uso di diverse tecnologie produttive sperimentali, tra cui la famosa (ma non unica!) stampa 3D, utilizzate nel flusso produttivo aziendale, dopo la fase di progettazione, per produrre piccoli lotti, detti “pre-serie”, di prototipi, sui quali il reparto di R&D effettua le verifiche della bontà totale della progettazione stessa, prima di procedere all’attrezzaggio e alla produzione in massa del prodotto finito.
     
     
  3. Robotica: il robot è una macchina rapidamente programmabile che può affiancare l’uomo in modo affidabile e sicuro nell’esecuzione di un’ampia gamma di lavori, riducendo i costi della manodopera, i difetti di produzione e i tempi di esecuzione.
     
     
  4. Realtà aumentata: questo è sicuramente il settore più fantascientifico ma anche il meno sviluppato, tuttavia sta maturando grandi aspettative (non solo all’interno del mercato videoludico). Vi rientrano quelle tecnologie che aprono a nuove tipologie di comunicazione tra uomo e macchine, permettendo la conoscenza in tempo reale dello stato di un sistema e dunque di prendere rapide decisioni operative, oppure più semplicemente di mandare istruzioni ai dispositivi.
     
     
  5. Integrazione orizzontale e verticale nella catena del valore: immaginiamo un’impresa come un insieme di anelli interconnessi: ognuno corrisponde a una funzione interna, fondamentale e diversa dalle altre, ma legata ad esse da vincoli sequenziali. In quest’ottica è possibile determinare se e in che misura ogni anello contribuisce alla forza dell’impresa, intesa, nelle nuove ottiche della qualità, come capacità di soddisfare il cliente. Da qui nasce il concetto di “catena del valore”, utilizzabile in un contesto interno all’azienda (od orizzontale), oppure esternamente ad essa (o verticale). In questo secondo caso la catena è collegata ad altre catene, a monte (fornitori) e a valle (distributori e utilizzatori finali) e prende il nome di supply chain.
     
     
  6. Analisi dei big data: la quantità di dati circolanti in rete prodotta nel mondo raddoppia di anno in anno. È evidente il grande potere che si cela in chi è in grado di elaborare ed estrarre informazioni da questo imponente flusso. Una corretta analisi di enormi moli di dati, detta data mining, può portare a previsioni e conclusioni in grado di modificare le direzioni dei mercati. Si parla sia di dati strutturati, ovvero raccolti e stoccati in database secondo criteri logici ben definiti, ma anche di dati non strutturati, conservati senza schemi particolari, i cui i legami sono tutti da definire. Oltre ai web-data rientrano in questa grande famiglia anche i dati generati all’interno di un’impresa (dati di processo, legati al settore marketing, ai processi produttivi ed economici) dai quali si possono dedurre importanti decisioni manageriali. Statistica inferenziale, reti neurali e machine learning sono alcuni tra i nomi delle logiche e tecnologie che sono più sfruttate e sviluppate da chi opera nel data mining, per decifrare i legami più o meno nascosti tra i dati precedentemente messi a disposizione.
     
     
  7. Sistemi cloud: per poter raccogliere le grandi moli di informazioni da dare in pasto ai sistemi di data mining, è necessario sia avere un archivio abbastanza grande per stoccarli, sia creare un adeguato numero di connessioni per far comunicare i diversi dispositivi che possono avere accesso ai dati a disposizione. Basti pensare che quando facciamo una foto col nostro smartphone, essa è condivisibile anche sul PC di casa, sul tablet della nonna. Un cloud consiste in una rete al servizio di questi dati, che può essere interna ad un’impresa, oppure può sfruttare l’internet per la condivisione. Crescente è il numero di aziende che, anche solo per la semplice salvaguardia dei dati generati al proprio interno, decide di affidarsi ad archivi fisicamente separati dalle proprie strutture, ormai considerati più sicuri di una rete interna. Ad un cloud possono poi essere collegati dei server addetti alle operazioni di elaborazione computazionale, di cui al punto precedente.
     
     
  8. Cyber-security: si è parlato di condividere dati tramite internet, sotto gli occhi dell’intera comunità mondiale e lo sguardo malevolo di concorrenza e hacker; risulta necessario, o almeno di buon senso, prendere provvedimenti in via preventiva (inibire il verificarsi un eventuale danno) e protettiva (ridurre la gravità di un eventuale danno verificato) contro furti e alterazioni di dati, rendendo necessario dotarsi sia di adeguati sistemi di protezione e prevenzione (es. antimalware, criptazioni, firewall, password forti, reti sicure, backup periodici, ecc.), sia di conoscere le principali tipologie e manifestazioni delle minacce di natura informatica.  A tal proposito consiglio la lettura più approfondita del nostro articolo sui web crimes.
     
     
  9. Simulazione: abbiamo parlato di interconnessioni tra più dispositivi multimediali, macchinari di produzione inclusi, e anche dell’elaborazioni di quanto si scambiano. Una delle principali applicazioni per far fruttare questo ammasso di fili e codici informatici prevede di impiegare gli esiti delle analisi a scopo previsionale, non solo dell’andamento di un prodotto o di un settore di mercato, ma anche del comportamento di un processo. Prima di investire in attrezzature, risorse energetiche e materiali è possibile simulare un processo in modo virtuale, tramite software a cui sono dati in pasto parametri di processo, quantità e i numeri per l’occasione. Solo quando si ottiene una soluzione di processo soddisfacente si passa alla costruzione del sistema fisico. Esistono metodi legati alla progettazione di esperimenti finalizzati a diminuire le risorse investite (Design of Experiments e metodi di Taguchi), ottimizzando il processo. Vi sono poi gli ormai noti metodi di modellazione virtuale al calcolatore (Computer Aided Engineering), sempre più protagonisti nella fase progettuale e R&D della catena produttiva, con l’obiettivo di ottimizzare un prodotto dal punto di vista funzionale (analisi dinamico-meccaniche, termo-elettriche, fluidodinamiche..).
     
     
  10. Gestione intelligente dell’energia: le tecnologie si sa richiedono grandi investimenti iniziali e pure un certo consumo di risorse di utilizzo. Un’azienda che sia veramente competitiva riesce a portare avanti i propri programmi per l’innovazione e la propria produzione con un occhio attento ai consumi, costruendo piani di analisi delle spese energetiche. L’obiettivo è la ricerca degli sprechi, delle forme di ottimizzazione della spesa e di una maggior ecosostenibilità energetica.

 

Industria 4.0 - Quali vantaggi?

Dopo questa carrellata di applicazioni, capaci di eccitare i veri tecnofili o di risvegliare in ognuno di noi il proprio io futuristico, figlio dei film di fantascienza, viene da chiedersi quale sia il beneficio ultimo per cui si debba impegnare la propria azienda in un programma di industria 4.0. Perché la mia azienda dovrebbe cercare esperti del settore, informarsi e investire in queste nuove tecnologie, oltre ad una questione d’immagine legata all’innovazione? La risposta sta in alcune considerazioni:

  • Aumento della flessibilità: spesso le aziende si distinguono in due categorie opposte: i produttori di grandi quantità, che operano con linee di lavoro rigide, con una minima varietà di prodotti offerta, e i produttori a lotti, che offrono ampie varietà di prodotti, ma in quantità minori e costi superiori. L’azienda 4.0 può spostare il proprio quadro produttivo verso il baricentro di questo paesaggio, aumentando la caratteristica di flessibilità. In questo modo un’azienda delle grandi produzioni può aumentare la varietà dei propri prodotti, mentre quella della media produzione può diminuire i costi finali;
  • Aumento della produttività: riduzione dei tempi di assetto della produzione, prevenzione degli errori di processo e minimizzazione delle manutenzioni significano minori “tempi morti”, cioè di non produzione;
  • Riduzione del time-to-market: la competizione richiede all’azienda manifatturiera di stare al passo dei tempi del mercato, per fare ciò vanno minimizzati i tempi che intercorrono tra la nascita di una nuova idea di prodotto e il suo lancio nelle vendite. Questa riduzione avviene grazie a tecnologie come la prototipazione rapida, che permette di giocare d’anticipo sulla risoluzione dei problemi legati al prodotto, con notevole risparmio di tempo e risorse da parte dell’azienda;
  • Aumento della qualità: se ci fate caso, quando entrate in molte aziende, trovate bella esposta in un quadretto la propria certificazione alla normativa ISO 9001. Si tratta di una serie di linee guida che definiscono, in modo molto generale, i requisiti che un’azienda dovrebbe adottare per certificare la bontà della propria qualità nell’erogare servizi o prodotti. Caratteristica principale di questa normativa è la posizione eliocentrica del cliente nei processi aziendali: egli deve essere soddisfatto in tutte le sue aspettative rispetto al fornitore cercato; anzi, ancora meglio se soddisfatto oltre di esse. In un mondo dominato dalla competitività, come quello manifatturiero, la capacità di garantire una qualità superiore diventa un marchio distintivo, la peculiarità che guida molti clienti nella scelta dell’azienda a cui affidare la propria esigenza.

 

Industria 4.0 - La rivoluzione che mette alla prova l’etica

Se siete dei lavoratori in qualche contesto produttivo, leggendo delle nuove tecnologie che caratterizzano questo nuovo processo culturale, credo proprio che vi siate fatti una domanda: ma al lavoro umano che posto rimarrà in tutto ciò? In effetti che fine sono destinati a fare le regole del buonsenso e il giudizio estetico, dal momento che il prossimo prodotto di tendenza verrà realizzato da un cervello virtuale senz’anima che opera con una fredda mano meccanica?
“I robot ci ruberanno il lavoro!” è il ritornello che si sente. E probabilmente è vero.
Un report del World Economic Forum [3] afferma che questa rivoluzione industriale nei prossimi 5 anni, guidata dall’automazione, falcerà 7.1 milioni di posti di lavoro nei settori in cui l’uomo si troverà ad essere ridondante nei confronti di quest’ultima. La perdita sarà compensata dalla generazione di 2.1 milioni di posti in altri ambiti.

Per quanto i numeri spingano a pensare il contrario, l’uomo non dovrebbe vedere i robot come una forza che lavora contro di lui, ma per lui e con lui, ricordando che comunque, per quanto complesse possano essere le operazioni nelle unità di elaborazione di un automa, esso ha funzioni molto specializzate e dunque un arco di applicazione molto ristretto. Anche nel XX secolo vi erano già i robot e si trattava di “semplici” bracci meccanici nelle fabbriche automobilistiche, mentre nel presente tempo una delle più famose ed avanzate applicazioni di intelligenza artificiale sempre legate alle auto è il sistema di guida sicura di Tesla. Per quanto precisi e infallibili, si tratta comunque di automi dal “pensiero” unilaterale, che sfruttano la stessa tecnologia alla base dello smartphone o PC da cui state leggendo ma in modo più strutturato e comunicativo.
Una delle forme di pensiero artificiale più avanzate mai realizzata ad oggi è chiamata deep learning e consiste nella capacità di analizzare grandi quantità di dati (i big data appunto) per prendere decisioni in tempo reale su quale sia l’azione migliore da compiere. La presentazione di questa tecnologia al mondo è avvenuta proprio quest’anno, quando il campione mondiale del gioco da tavolo “Go” è stato battuto da un’intelligenza artificiale creata da Google, chiamata AlphaGo [4]. 

Secondo alcuni pensatori, all’uomo resteranno mansioni che lo rendono… umanoIl lavoro creativo, quello che coinvolge questioni etico/morali (tutto ciò che riguarda la sfera umanistica), la progettazione, le funzioni di business, intrattenimento e servizi professionali sono argomenti che fuoriescono ampiamente dalle possibilità di ragionamento di un automa, così come lo conosciamo oggi.
A livello di produzione vera e propria invece, l’uomo affiancato da robot è destinato a veder migliorare le proprie condizioni lavorative: disponibilità di attrezzature più performanti, eliminazione delle mansioni ripetitive (chi non ricorda lo stato di Charlie Chaplin alla fine del turno in “Modern Times”?) e di quelle fisicamente pesanti sembrano essere una realtà molto vicina.
Tra le possibili ipotesi fatte vi è anche che la ridondanza dell’uomo nel lavoro manifatturiero lo spinga ad impiegarsi verso altri tipi di settori, ad esempio quello dei servizi. La paura è che questo settore possa faticare a generare abbastanza lavoro per tutti, ma se l’idea allora sarebbe quella d'istituire tasse sui robot per disincentivarne l’utilizzo stiamo creando un demenziale scenario di paradosso nei confronti dei contenuti della quarta rivoluzione industriale, lottando contro l'umanità e il mondo.

Un pensatore alternativo, Paul Graham, esperto di startup, è convinto che un netto e importante taglio dei posti di lavoro possa essere un bene per tutti i lavoratori, come afferma nell’articolo di Startupitalia [5]. Secondo Graham, l’avanzare a balzi della tecnologia porta ad un perenne aumento della disuguaglianza economica tra chi sa (e può) adattarsi al cambiamento e chi no. Questo divario incontrollabile porterebbe all’unica soluzione di introdurre un reddito minimo per tutti i lavoratori, della quale si sta già iniziando a parlare oggi sia nella Silicon Valley, ma anche in Italia, anche se limitatamente ai disoccupati. Nonostante questo pensiero formulato sull’ipotesi dell’obsolescenza dell’uomo nel mondo del lavoro, Graham è di tutt’altro avviso ed è fortemente convinto che l’automazione porterà ad un bilancio complessivo positivo dei posti di lavoro.

Per come oggi conosciamo l’Intelligenza Artificiale dunque non vi è alcun pericolo di essere tutti licenziati da un boss robotico, ma solo un paesaggio fatto di miglioramento dell’idea di lavoro per l’uomo. I problemi potrebbero iniziare se l’intelletto artificiale del robot dovesse diventare capace di emulare il pensare umano, ma questo, per fortuna, sembra un traguardo ancora distante.

 

Industria 4.0 - Quali sono i piani economici nazionali e gli incentivi

Alcuni paesi hanno già iniziato a muovere grandi passi verso l’Industria 4.0, fiutandone i benefici. America, Germania e Francia hanno già mobilitato rispettivamente 0.5, 1 e 10 miliardi di euro di fondi pubblici [6] in alcuni obiettivi:

  • Creazione di network tra istituti di ricerca avanzati (università, laboratori) per diffondere la conoscenza;
  • Agevolazioni fiscali per privati;
  • Investimenti in start up innovative in ambito tecnologico e PMI;
  • Collaborazioni tra centri di ricerca applicata e grandi marchi industriali.

Il Belpaese invece, guidato dal Ministero dello Sviluppo Economico, del Lavoro e dell’Istruzione e in collaborazione con università e centri di ricerca, sta lavorando ad un “Piano nazionale industria 4.0 (2017-2020)” [6].
Il contesto industriale di cui disponiamo è ben diverso da quello dei paesi sopra citati, mancano infatti le grandi aziende di settore che possano fungere da leader trainanti del rilancio industriale; mancano pure tante “teste” in cima alle catene del valore che, grazie alla loro influenza, diano il via ad iniziative in grado di spingere le aziende a valle verso il salto nel progresso. La gran parte delle imprese della realtà italiana sono di stampo medio-piccolo e gli sforzi economici verso l’innovazione degli ultimi anni si sono concentrati, con esiti positivi, a spingere la nascita di nuove startup. Da questo quadro generale si capisce come sia necessario un piano d’azione volto alla crescita in modo orizzontale, trasversale ad aziende di simili dimensioni. Le linee direttrici strategiche stabilite nel piano nazionale sono:

  • Incentivi ai privati per l’acquisto di nuove tecnologie;
  • Incentivi ad aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo;
  • Rafforzare la finanza a favore delle tecnologie 4.0;
  • Favorire le imprese 4.0 come le startup innovative;
  • Diffondere la cultura 4.0 nelle scuole, favorendo l’incontro tra studenti e occupazione grazie alle già presenti alternanze scuola/lavoro;
  • Ampliamento delle collaborazioni con gli ambiti di ricerca (università, centri specialistici), molto più diffusi e competitivi in ambiente internazionale di quel che si pensi;
  • Incentivi agli studenti a proseguire cammini di formazione tecnico-avanzati, come master e dottorati;
  • Passaggio ad un supporto governativo basato sulla consapevolezza e sullo scambio diretto;
  • Aumento delle infrastrutture di trasmissione dati e dei consorzi di supervisione delle strutture di condivisione di informazioni.

 

Le cifre obiettivo da investire sono degne di nota, sia in ambito pubblico che privato, e portano l’Italia ad essere tra i paesi leader nel mondo nella corsa verso lo sviluppo 4.0, con un totale di oltre 23 miliardi di euro messi a disposizione da Stato e privati per il prossimo triennio. Rilevanti sono anche gli impegni presi in ambito formativo, con l’obiettivo di intervenire direttamente dagli istituti tecnici, base dei percorsi specialistici industriali, fino ai dottorati, tappe ultime dei percorsi formativi istituzionali.

Il governo ha anche previsto ulteriori incentivi per le aziende, ad oggi validi, per rendere più attrattivi gli investimenti:

  • Super-ammortamento e iper-ammortamento: il primo è stato introdotto con la Legge di Stabilità del 2016 e prevede un’aliquota di ammortamento di beni strumentali fino al 140%, rispetto al 100% previsto dal decreto di riferimento. Ha validità per tutto il 2017. L’iper-ammortamento invece, introdotto dalla Legge di Bilancio del 2017, riguarda l’aliquota di ammortamento degli investimenti in tecnologie 4.0, che passa dal 140% al 250% ed è valido fino a Luglio 2018;
  • Credito d’imposta in ricerca e sviluppo: aumentato dalla Legge di Bilancio 2017, è passato da 5 milioni a 20 milioni di euro massimi annuali e la percentuale sale fino al 50%, computato su una base fissa data dalla media delle spese in R&S negli anni 2012-2014. È valido per tutti i tipi di investimento che le imprese adotteranno per i programmi volti all’implemento di ricerca e sviluppo, mentre temporalmente per spese effettuate nel triennio 2017-2020.
  • Finanza a supporto di PMI e startup: detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 milione di euro, assorbimento da parte di società "sponsor" delle perdite di startup per i primi 4 anni, fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto.

A livello di condivisione delle conoscenze e coordinamento alla cultura “industria 4.0” nascono due nuove figure: i Digital Innovation Hub e i Competence Center.
I DIH sono distretti tecnologici, affiancati da Confindustria, con ruolo guida di avvicinamento delle PMI agli enti custodi della conoscenza innovativa, come le università, per introdurli alla trasformazione in realtà 4.0. Lo Stato descrive queste realtà come “un ponte tra impresa, ricerca e finanza” e li ha introdotti in un piano di investimenti da 270 milioni di euro. I temi predominanti sono “Fabbrica Intelligente” a “Agrifood”.
I CC sono un gruppo ristretto e selezionato dal governo di centri volti ad incentivare il rapporto università/azienda, finora mantenuti al minimo; anch’essi rientrano nel piano di finanziamento dei DHI. I loro compiti sono vari: consulenza tecnologica, presentazione con demo delle nuove tecnologie (anche in modalità di laboratori itineranti attraverso il paese), appoggio alla sperimentazione e lancio di nuovi progetti.

Tra le iniziative di accompagnamento nel passaggio a industria 4.0 proposte invece troviamo:

  • Introduzione della Banda Ultra Larga: 100% delle aziende coperte a 30 Mbps e almeno 50% delle aziende coperte a 100 Mbps, entro il 2020, tramite investimenti pubblici e privati;
  • Riforma e rifinanziamento per il 2017 del Fondo Centrale di Garanzia Medio Credito (garanzia su finanziamenti bancari fino all'80% per PMI);
  • Forte investimento sul Made in Italy: su catene digitali di vendita e incremento del supporto alle PMI (centri tecnologici, workshop, formazione);
  • Rafforzamento dello scambio salario produttività tramite incremento del RAL e del limite massimo somma agevolabile.

 

Riferimenti

[1] H. Kagermann, W. Wahlster, J. Helbig, “Deutschlands Zukunft als Produktionsstandort sichern. Umsetzungsempfehlungen für das Zukunftsprojekt Industrie 4.0 Abschlussbericht des Arbeitskreises Industrie 4.0 Vorabversion Forschungsunion Wirtschaft und Wissenschaf”, 2012.

[2] https://www.bcg.com/it-it/expertise/capabilities/operations/embracing-industry-4.0-rediscovering-growth.aspx

[3] https://www.weforum.org/press/2016/01/five-million-jobs-by-2020-the-real-challenge-of-the-fourth-industrial-revolution/

 [4] https://theconversation.com/googles-latest-go-victory-shows-machines-are-no-longer-just-learning-theyre-teaching-78410

[5] http://startupitalia.eu/55426-20160504-paul-graham-y-combinator-reddito-minimo [5] https://theconversation.com/googles-latest-go-victory-shows-machines-are-no-longer-just-learning-theyre-teaching-78410

[6] www.sviluppoeconomico.gov.it